Manifesto culturale

SPEZZIAMO L’INDIFFERENZA

Fronte culturale antimafia mantovano: “Fermiamo il silenzio, spezziamo l’indifferenza, facciamo comunità”

“E venne da noi un adolescente dagli occhi trasparenti e dalle labbra carnose, alla nostra giovinezza consunta nel paese e nei bordelli. Non disse una sola parola né fece gesto alcuno: questo suo silenzio e questa sua immobilità hanno aperto una ferita mortale nella nostra consunta giovinezza. Nessuno ci vendicherà: la nostra pena non ha testimoni.”

Peppino Impastato

MANIFESTO CULTURALE

“I bambini quando si arrabbiano spesso si rifugiano nel silenzio e utilizzano quest’arma come arma di ricatto verso i genitori, che per fargli tornare il sorriso devono mediare e cedere. Il silenzio. Il mutismo. Diventano complici di un ricatto anche nel mondo dei grandi. Complici di un affare. Un accordo. Una scalata.  Un finanziamento. Un business. Un riciclaggio. Un piano di lottizzazione. Una discarica di rifiuti. E una campagna elettorale. Politica e affari. Basta il silenzio. Silenzio e assenso, per garantire tranquillità e pace. Oppure l’alternativa è l’indifferenza. Le organizzazioni  criminali affondano le loro radici nell’indifferenza. L’indifferenza di certi strati della popolazione. L’indifferenza di istituzioni e politici che garantiscono ampia libertà ad attività illegali. L’indifferenza nell’amare la propria Terra. L’indifferenza nel vedere il proprio territorio consumato dalla fame di interessi circoscritti alla collusione tra politica e criminalità organizzata. Una fame e sete spietata. Che divora e ripulisce. Che ricicla e distrugge. Che non lascia spazio alla storia. Alla memoria. Ai racconti dei nostri nonni che hanno vissuto un’altra Italia. E’ vero un’altra Italia, forse anche corrotta, ma che era in grado di gridare indignazione. Io mi indigno. Mi indigno di fronte ad un paese dove muoiono assassinati i servitori dello Stato. Mi indigno di fronte a chi calpesta la democrazia. Mortifica la Costituzione. Controlla l’informazione. Io mi indigno”.

“La mamma mi sgrida sempre quando esco di casa senza dirle niente.

Dice che un bambino non deve andare in giro all’imbrunire, vista la gente che gira per strada la sera.

La mamma dice sempre che la mia curiosità mi porterà ben presto in qualche guaio, e mi costringe, ogni volta che mi mostro petulante, a dire tre Ave Maria.

La mamma dice sempre che le guardie fanno il loro lavoro e che quando portano via qualcuno, lo portano in un posto dove può pentirsi di quello che ha fatto, ed una volta uscito può essere più buono e non sbagliare più. Ogni tanto mi chiedo se la mamma non mi racconti queste cose solo per farmi stare buono,  anche se non penso, perché il mio amico Carlo sostiene che le mamme dicano sempre la verità ed io al mio amico Carlo credo.”

LEGALITA’

La lotta per i diritti è l’architrave della nostra rivoluzione pacifica. Dobbiamo essere testimoni e protagonisti di un cambiamento epocale: un’altra Italia è possibile. La democrazia partecipativa, la resistenza costituzionale, la sana e pacifica ribellione sociale rappresentano gli anticorpi al regime. Questo sistema di mafiosi, ricattatori, piduisti e saltimbanchi di corte sarà scardinato dai nostri cuori e dalle nostre coscienze, dai nostri progetti, dalla carica vitale che sapremo dare alla nostra azione.

“La memoria non deve essere solo ricordata ma anche esercitata”

16/9/1970: Mauro De Mauro, redattore del quotidiano “L’Ora”, rapito a Palermo e mai più ritrovato.

20/8/1977: il colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo e l’insegnante Filippo Costa vengono uccisi mentre passeggiano nei boschi della Ficuzza.

9/5/1978: ucciso Giuseppe Impastato, militante antimafia. E’ stato il boss Tano Badalamenti ad ordinarne l’eliminazione per le accuse che gli rivolgeva dai microfoni di una radio locale.

12/7/1979: a Milano viene ucciso Giorgio Ambrosoli, avvocato liquidatore dell’impero economico di Michele Sindona, il giorno dopo averne presentato la documentazione.

21/7/1979: assassinato Boris Giorgio Giuliano, capo della Squadra Mobile di Palermo.

30/4/1982: a Pio La Torre vengono uccisi il segretario del P.C.I. siciliano  ed il suo autista Rocco Di Salvo. Il giorno dopo il generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa è nominato prefetto di Palermo.

16/6/1982: agguato al furgone che stava trasportando Alfio Ferlito dal carcere di Enna a quello di Trapani. Oltre al boss catanese, muoiono tre carabinieri di scorta e l’autista del mezzo.

3/9/1982: Palermo. Strage di via Carini. Uccisi il prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e Domenico Russo, l’autista che li seguiva sull’auto di servizio.

13/6/1983: a Monreale (Palermo) viene assassinato il capitano dei carabinieri Mario D’Aleo, comandante della locale compagnia, con lui cadono l’appuntato Bonmarito e il carabiniere Marici. D’Aleo aveva preso il posto del capitano Basile.

29/7/1983: autobomba di via Pipitone Federico (Palermo), muoiono il capo dell’ufficio istruzione del tribunale Rocco Chinnici, due carabinieri della scorta e il portiere dello stabile Stefano Li Sacchi.

5/1/1984: a Catania viene assassinato Giuseppe Fava, fondatore del settimanale “I Siciliani”.

2/12/1984: Leonardo Vitale, il primo pentito di mafia, viene ucciso appena uscito dal manicomio dove era stato rinchiuso.

2/4/1985: Barbara Asta e i suoi due bimbi, Giuseppe e Salvatore, muoiono al posto del giudice Carlo Palermo, bersaglio dell’attentato una parte del tratto stradale Pizzolungo-Trapani.

5/8/1985: assassinati Antonino Cassarà, vicequestore di Palermo, e l’agente di polizia Roberto Antiochia.

12/1/1988: ucciso Giuseppe Insalaco, sindaco di Palermo per pochi mesi, avversario politico di Lima e Ciancimino, aveva apertamente denunciato i condizionamenti dei vari comitati d’affari sul comune.

21/9/1990: Rosario Livatino, 38 anni, sostituto procuratore della repubblica presso il tribunale di Agrigento, ucciso sulla strada a scorrimento veloce Caltanissetta-Porto Empedocle.

29/8/1991: ucciso Libero Grassi, imprenditore che rifiuta di pagare il pizzo agli esattori della mafia.

23/5/1992, ore 17:58: strage di Capaci (sull’autostrada Palermo-Punta Raisi), muoiono Giovanni Falcone, già magistrato a Palermo, la moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato, e gli agenti di scorta Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani, unico superstite l’agente Giuseppe Costanza che viaggiava sull’automobile guidata da Falcone.

19/7/1992, ore 13:45: strage di via D’Amelio (Palermo), muoiono il giudice Paolo Borsellino e gli agenti di scorta Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Cosina, Claudio Traina ed Emanuela Loi, prima donna poliziotto ad aver perso la vita in un attentato della mafia.

8/1/1993: a Barcellona (Messina) viene ucciso Beppe Alfano, giornalista del quotidiano “La Sicilia”.

27/7/1993: a Roma un’autobomba esplode nel piazzale antistante il vicariato, dietro la basilica di San Giovanni in Laterano. Poco dopo un’altra autobomba esplode davanti alla chiesa del Velabro. Lo stesso giorno a Milano un’autobomba parcheggiata in via Palestro provoca cinque morti: quattro vigili urbani accorsi sul posto e un extracomunitario che dormiva su una panchina.

15/9/1993: ucciso padre Pino Puglisi, parroco della chiesa di San Gaetano a Brancaccio (quartiere di Palermo).

5/09/2010: mentre rincasava alla guida della sua automobile il Sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, è stato ucciso da uno o più attentatori tuttora ignoti; contro di lui sono stati esplosi nove proiettili calibro 9, sette dei quali a segno.

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Quanti altri morti ci saranno?

Se continuiamo a rimanere in silenzio tutto questo non avrà mai fine.

E’ nostro dovere combattere socialmente per porre fine a questa lunga serie di omicidi.

 

AMBIENTE

Il pianeta su cui viviamo ogni giorno dobbiamo considerarlo la nostra “vera” casa.

L’insieme delle condizioni in cui si trova la Terra oggi ha raggiunto questo equilibrio, dopo miliardi di anni, a causa di processi lunghi e complessi, per questo motivo è importante, per la sopravvivenza di tutti gli esseri viventi (inclusi noi esseri umani), mantenere questo equilibrio nel tempo.

L’ambiente della Terra è tutto ciò che circonda gli esseri viventi e, purtroppo, tante attività che svolgiamo quotidianamente (anche a livello domestico) tendono ad inquinarlo.

I principali settori di inquinamento antropico sono l’agricoltura, l’industria, i trasporti ed i rifiuti.

Con l’avvento delle rivoluzioni industriali (la prima nel XVIII secolo e la seconda nel XIX secolo) prende avvio il più gravoso tipo di inquinamento antropico.

Solo molti anni dop o, nel 1994 (XX secolo), c’è stata una presa di coscienza del problema ambientale da parte di 80 Amministrazioni Locali europee e da 253 rappresentanti di organizzazioni internazionali, governi nazionali, istituti scientifici, consulenti e singoli cittadini, che hanno firmato la Carta di Aalborg (“Carta delle Città Europee per lo sviluppo sostenibile”); questo documento segna il punto di svolta nella percezione del problema ambientale in Europa.

Tuttavia dobbiamo aspettare il 1997 affinché la presa di coscienza si estenda a livello mondiale, attraverso la sottoscrizione del trattato di Kyoto che, tuttavia, è entrato in vigore soltanto nel 2005 dopo la ratifica da parte della Russia. Il trattato prevede l’obbligo, in capo ai paesi industrializzati, di operare una riduzione delle emissioni di elementi inquinanti (biossido di carbonio ed altri cinque gas serra, ovvero metano, ossido di diazoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi ed esafluoruro di zolfo) in una misura non inferiore al 5% (che purtroppo è una riduzione molto piccola), rispetto alle emissioni registrate nel 1990, considerato come anno base, nel periodo 2008-2012.

I cambiamenti climatici non devono più essere considerati una fantasia, infatti sono sotto gli occhi di tutti. I poli si stanno sciogliendo. I fenomeni atmosferici violenti risultano sempre più frequenti in molte zone del mondo, compresa l’Italia.

Anche in questo Terzo Millennio continua ad avanzare il notevole degrado ambientale causato dal persistere dell’inquinamento antropico. Il problema ambientale ci riguarda tutti ed è a tal proposito che dobbiamo necessariamente sensibilizzarci nei confronti dell’ambiente stesso.

Per raggiungere l’obiettivo della sensibilizzazione ambientale sarebbe indispensabile pianificare un percorso di educazione ambientale che sia in grado di coinvolgere il maggior numero di cittadini, soprattutto  giovani e bambini che rappresentano il futuro della nostra civiltà.

Educare all’ambiente significa insegnare la struttura e l’organizzazione dell’ambiente naturale ed, in particolare, indurre gli esseri umani a gestire i propri comportamenti in rapporto agli ecosistemi, allo scopo di vivere in modo sostenibile, senza cioè alterare del tutto gli equilibri naturali, mirando al soddisfacimento delle esigenze presenti, senza compromettere la possibilità delle future generazioni di sopperire alle proprie.

Per troppo tempo abbiamo sfruttato ed inquinato il pianeta fino a farlo ammalare, una volta tale l’abbiamo trascurato non facendo nulla, o quasi, per aiutarlo a guarire.

Non possiamo più rimanere inerti. E’ arrivato il momento che ciascuno di noi faccia la propria parte.

Dobbiamo iniziare a ridurre le pressioni che la produzione ed il consumo di energia generano sull’ambiente se non vogliamo distruggere per sempre l’equilibrio del pianeta e, con questo, le speranze ed i sogni dei nostri bambini che, in tal caso, non potranno avere un futuro.

Per fare questo è necessario che iniziamo ad abbandonare (o almeno attenuare) l’utilizzo dei combustibili fossili, che rappresentano una fonte esauribile e costituiscono i principali inquinanti, che sono ad esempio il carbone, il petrolio, il gas, e l’uranio (quest’ultimo utilizzato nelle centrali nucleari), ed improntiamo lo sviluppo ed il mantenimento della nostra civiltà all’utilizzo delle energie rinnovabili.

L’energia rinnovabile è tratta dal sole (fotovoltaica), dal vento (eolica), dal moto ondoso (marina), dalle masse di scarto (biomassa), dalle acque calde delle viscere della terra (geotermia) e da altre fonti ancora, insomma si tratta dell’energia prodotta da tutte quelle fonti naturali che non si esauriscono. Ma l’energia rinnovabile ha un’altra fondamentale caratteristica, quella di non produrre effetti negativi sull’ambiente né modifiche al clima e tantomeno variazioni della temperatura globale della terra, effetti che al contrario vengono prodotti dai combustibili fossili.

Ecco in breve sintesi perché le energie rinnovabili devono rappresentare le risorse del futuro.

“Esistono tanti paradisi di cui si parla nelle varie religioni, oppure immaginati da scrittori fantasiosi, ma per ora ne conosciamo soltanto uno reale, concreto, ed è la nostra casa, il pianeta in cui viviamo. Giorno dopo giorno, lo stiamo consumando come fa una fiamma con una candela, ma la candela, per quanto lunga che sia, prima o poi finirà. Dobbiamo imparare a fare in modo che i paesaggi splendidi e meravigliosi che ci offre la nostra Terra, che ci riempiono di emozioni ogniqualvolta li contempliamo, portandoci lontano dalla vita stressante di ogni giorno, possano continuare ad esistere per i nostri figli e per tutte le generazioni a venire. Impegniamoci a non logorare più, ed a risanare, la vita del paradiso in cui viviamo, in quanto è l’unico di cui ne siamo certi l’esistenza.”

 

SOCIETA’

Nel corso della storia la nostra civiltà ha avuto la fortuna di maturare grazie agli insegnamenti di persone eccezionali che, durante la loro esistenza, hanno compreso il significato della vita e del vivere insieme, come se fossimo (e lo siamo) una grande comunità.

Il 1869 ed il 1929 sono due anni di nascita di due di queste persone, rispettivamente Gandhi e Martin Luther King. Entrambi avevano l’altezza morale di considerare tutte le persone con gli stessi diritti,  senza distinzione di sesso, colore della pelle e/o religione e, inoltre, hanno combattuto l’ingiustizia non con la violenza, ma con la non-violenza; infatti, riflettendo, che senso avrebbe combattere la violenza con l’ausilio della violenza stessa, equivarrebbe ad usare l’ingiustizia contro l’ingiustizia, al contrario l’ingiustizia deve essere contrastata con la giustizia, utilizzando gli strumenti della persuasione e dell’arte.

La persuasione è in grado di agire sulla razionalità e sulla coscienza delle persone, mentre l’arte (musica, quadri, cinema, satira e tutte le altre forme d’arte) è in grado di raggiungere l’emotività e quindi il cuore delle persone. La coscienza ed il cuore sono le due leve fondamentali per cambiare l’atteggiamento delle persone stesse.

Purtroppo ai nostri tempi vi è la tendenza a crearsi, e ad usare, delle etichette, associando una persona che non conosciamo ad una di queste. Eppure fermandoci a riflettere anche solo un istante, giungiamo alla conclusione che persino un figlio può essere molto diverso dal proprio padre, figuriamoci due persone che non hanno nessun legame di sangue, ma solo il paese di provenienza, o il colore della pelle, o la religione. Alcuni di noi a volte si offendono quando vengono giudicati simili ad altri, per cui non commettiamo lo stesso errore. Considerata la notevole complessità degli esseri umani è impensabile utilizzare delle etichette o dei modelli di riferimento, in quanto sarebbero troppo riduttivi e costituirebbero una semplificazione troppo marcata. Dovremmo domandarci il perché usiamo queste etichette. E’ forse a causa della vita frenetica dei giorni nostri, quindi per non perdere tempo nel conoscere più approfonditamente le persone stesse? Oppure perché siamo egoisti ed affetti dall’invidia? O perché abbiamo paura della diversità?

Secondo un grande teologo italiano (Vito Mancuso), un essere umano può essere considerato una persona (con alta moralità ed umiltà) solo quando fonda la propria vita sul bene, la giustizia e la verità. Per cui crediamo sia fondamentale fondare le basi della propria vita su questi tre valori se vogliamo che il mondo si avvii ad avere un nuovo volto e diventi un posto per tutti, senza distinzioni di nessun tipo.

Non dimentichiamoci che anche gli articoli 2 e 3 della nostra Costituzione riconoscono e garantiscono i diritti inviolabili e l’uguaglianza dei cittadini (“….senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”), sulla carta, ma nella realtà è così?

Arrivati a questo punto dobbiamo porci alcune domande.

Perché non volere una società migliore? Un mondo migliore? Un mondo in cui sia la giustizia a prevalere sull’ingiustizia? Un mondo in cui i diritti di ognuno di noi non vengono mai calpestati? Un mondo di pace ed amore? Di rispetto nei confronti delle diversità (che è una proprietà relativa delle cose)?

Ebbene vogliamo un mondo dove la religione, il sesso ed il colore della pelle non siano centro di discriminazione.

Un mondo nel quale la diversità non venga disprezzata ma sia un qualcosa da condividere e diventi una forma di crescita spirituale.

Dobbiamo iniziare una rivoluzione sociale se vogliamo cambiare il mondo e trasformarlo in un luogo dove tutti possono vivere in pace ed in serenità.

Siamo noi che ogni giorno costruiamo la società ed il mondo in cui viviamo, quindi è da noi che deve partire il cambiamento.

“La grandezza di un essere umano, uomo o donna che sia, risiede nell’accettare le idee altrui anche se diverse dalla propria. Infatti non esiste una ragione assoluta, ma tante ragioni relative. L’amore per il prossimo è quella forza di comprensione che riesc e a trafiggere quello scudo, che c’è in ognuno di noi, creato dall’egoismo e dalla superbia. Amare significa rispettare non soltanto chi è simile alla nostra immagine, ma tutto ciò che ci circonda.”

 

CONSUMO DEL TERRITORIO

“L´Istat ha accertato che dal 1995 al 2006 sono stati rilasciati permessi per 3,1 miliardi di metri cubi […], una superficie grande quanto l´Umbria. Ma a queste cifre vanno aggiunti i numeri dell´abusivismo”

“Negli undici anni dal 1991 al 2001 l’Istat registra un incremento delle superfici urbanizzate del 15%, ben 37,5 volte maggiore del modesto incremento demografico degli stessi anni (0,4%), mentre nei sette anni successivi l’incremento delle superfici edificate è stato del 7,8% “

“Tra il 1990 e il 2005 la superficie agricola utilizzata (Sau) in Italia si è ridotta di 3 milioni e 663 mila ettari, un’area più vasta della somma di Lazio e Abruzzo: abbiamo così convertito, cementificato o degradato in quindici anni, senza alcuna pianificazione, il 17,06% del nostro suolo agricolo”

Salvatore Settis

Negli ultimi decenni, gli ultimi due in particolare, il territorio e il suo suolo sono stati ridotti a moneta da incassare per la gestione dei bilanci delle amministrazioni locali. Lo Stato e le Regioni hanno rinunciato a pensare politiche che siano ispirate da una benché minima visione di insieme e di lungo periodo, che dimostri capacità di governo del territorio e della sua integrità ambientale e paesaggistica. E si è arrivati alla situazione di oggi, che tutti possono vedere.

Si manifesta nell’ennesimo centro commerciale, costruito a pochi chilometri dall’ultimo, nell’ennesima stecca di case, destinate a rimanere spesso inoccupate, fuori da ogni ragionamento demografico e con il paradosso che questo non serva nemmeno a garantire un’abitazione a tutti.  Nell’ennesimo quartiere che viene incollato ad un piccolo paese, ormai non più campagna e non ancora città. Nell’ennesimo capannone destinato non poche volte a rimanere vuota cattedrale nel deserto, innalzata al culto della religione dello “sviluppo” a qualsiasi costo, che non ha nemmeno il pregio di contribuire ad un sano progresso economico e industriale. Nel brulicare di svincoli, rotatorie, nuove strade, che non aiutano ad alleggerire i flussi del traffico, sempre più insostenibili.

I Comuni, che più di tutti dovrebbero incarnare i valori civici di trasparenza e onesta amministrazione, scelgono la via larga degli oneri di urbanizzazione, voce ormai preponderante dei loro bilanci. I Comuni, quindi, sono anch’essi rinunciatari verso qualsiasi ambizione di buon governo. Essi stessi, peraltro, sono vittime di una classe politica nazionale che parla di federalismo ma che indebolisce proprio gli strumenti, come l’Ici, necessari per gestire i bilanci e che non fa nulla di risolutivo contro la devastante evasione fiscale che dissangua la casse dello Stato e quindi anche quelle delle amministrazioni locali.

Il vuoto di politica e di capacità di governo viene riempito da nuove entità, che si sostituiscono alle istituzioni, le occupano, le manovrano, le rendono loro serve, vittime coscienti e spesso conniventi. Sono le organizzazioni mafiose che trovano nel mattone una ghiotta fonte arricchimento. Esse drogano un processo già fuori controllo, iniettando nella gestione pubblica il veleno dell’interesse criminale, del riciclaggio di denari illeciti, dell’abuso. L’edilizia mafiosa si unisce ad un’economia c he, anche quando sana e rispettosa della legge, rinuncia a privilegiare la qualità sulla quantità. E la quantità, il tanto, il troppo, diventa il metro di misura di ogni cosa, dalle superfici da ricoprire ai guadagni da intascare.

E’ necessario cambiare strada. E dire questo non significa abbracciare utopie irrealizzabili o battersi contro processi inesorabili, ma solo applicare politiche realistiche.

Di fronte a un patrimonio abitativo di milioni di case e alloggi non utilizzati, sarebbe ragionevole adottare politiche di crescita urbana prossima allo zero, di conservazione e riqualificazione dell’esistente e che incentivino l’utilizzo a scopo edilizio di aree dismesse già utilizzate. In un Paese come il nostro, fatto ancora in buona parte di centri storici ed edifici antichi di secoli, ci sarebbe da dare lavoro al settore edile per molto tempo, se si pensa a quante costruzioni, anche molto recenti, siano ancora lontane dai necessari requisiti di sicurezza, sismica innanzitutto.

Petrarca parla del bel paese ch’Appennin parte e ‘l mar circonda e l’Alpe. Ma fermare e ripensare il caotico sviluppo urbano dei nostri tempi, non significa fare dell’ingenuo passatismo. Significa difendere la bellezza e l’integrità di un Paese che ha nel suo paesaggio, che fa da sfondo a un patrimonio immenso di beni storici e artistici, una risorsa importante per il futuro. Significa garantire gli spazi necessari all’agricoltura, un altro settore vitale, e non solo quella dei prodotti di eccellenza.

Significa difendere le nostre vite e quelle di chi verrà dopo di noi.